Luca Mazzari – Dentro l’orizzonte

Luca Mazzari usa il paesaggio come pretesto per dipingere, non per descriverlo. E’ questa l’essenza sostanziale che ne caratterizza le opere. Il mare, la costa, il cielo, la terra, l’orizzonte, sono riconoscibili quanto basta per offrire una porta d’ingresso; dopodiché la pittura se ne va per suo conto.

Luca Mazzari è architetto, e questo si avverte. Non tanto perché costruisce prospettive rigorose – spesso fa esattamente il contrario – quanto perché possiede una sensibilità molto precisa per la visione dello spazio e il suo l’orizzonte. Le tele sono organizzate quasi sempre per fasce orizzontali: cielo, terra, costa, acqua, una maniera molto progettuale di pensare il quadro. Prima progetta la struttura, poi, dentro quella struttura, avviene l’incidente pittorico. E l’incidente è la parte interessante.

La vernice mescolata all’acrilico, introduce elementi di anarchia tecnica. Materiali che si comportano tra loro in modo differente. Il primo, diluito con solvente sintetico, il secondo, con acqua, si respingono, faticano ad affermarsi. I pigmenti si incontrano attraverso strane velature, colature, fusioni. Come nelle tele di Turner, che dipingeva con colori ad olio nella pioggia, per generare tensione pittorica tra fluidi differenti, anticipando di un secolo la pittura informale.

Colori che si respingono, si opacizzano, si lucidano, si addensano, producono superfici quasi industriali e, subito accanto, zone opache e materiche. È come se il quadro oscillasse continuamente fra pittura e materia architettonica, fra tavolozza e cantiere. Il vero soggetto di Luca Mazzari non sembra essere il paesaggio ma il confine quasi sempre disposto orizzontalmente. Confine fra terra e cielo, materia e luce, ma forse, soprattutto, tra figurazione e astrazione, attraverso colature, sovrapposizioni e colori che non hanno più
l’obbligo della verosimiglianza. Il ricorso a vetro, forex, cartone o tela non è infine secondario. Cambiare supporto significa cambiare la risposta della pittura. Sul vetro il colore può apparire più profondo e liquido; sul forex più freddo, netto e quasi industriale; sul cartone viene inevitabilmente assorbito e opacizzato; sulla tela ritorna invece la memoria tradizionale della pittura, impressa nella sua mente dal padre Corrado, pittore liturgista di grande pregio. Utilizzare insieme colore sintetico e acrilico, significa poi accettare una certa imprevedibilità chimica e visiva della superficie. E questa imprevedibilità è parte integrante del risultato.

Si potrebbe allora definire la ricerca di Luca Mazzari una sorta di paesaggio informale mediterraneo. Non nel senso di un’adesione storica all’Informale, ma nel senso di una pittura nella quale il paesaggio sopravvive come memoria, mentre il colore reclama progressivamente la propria autonomia.
Ed è forse proprio qui l’aspetto più interessante: Luca Mazzari costruisce il quadro da architetto
per lasciare alla materia di rovinarne felicemente il progetto. L’architetto traccia l’orizzonte, il pittore lo sporca. In questa continua oscillazione nasce la sua opera.

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Luca Mazzari – Dentro l’orizzonte

Luca Mazzari e il paesaggio informale tra pittura e architettura

Settembre 3, 2026
18:00
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